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Cenni biografici

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Francesco La Monaca nasce in una famiglia modesta in Via Bellavista 74 a Catanzaro in Calabria il 10 ottobre 1882. Suo padre Antonio è un falegname e sua madre Rosaria Cristallo è una filatrice professionale. Antonio e Rosaria poiché analfabeti, non firmeranno il certificato di nascita. A farlo saranno i due testimoni della parrocchia; due calzolai.

Frequenta le scuole dell’obbligo nel suo paese ma ha già un forte gusto per le arti. Rifiutato più volte ai concorsi di scultura tenuti dai maestri napoletani in Calabria, si arruola nel Reggimento Fanteria il 30 novembre 1901 e segue il corso di cadetto. Sempre brillante, diventa il più giovane ufficiale d’Italia come documentato nella Domenica del Corriere. Nel 1903 tenta invano di entrare all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Il 7 Novembre dello stesso anno si trasferisce a Parigi, iscrivendosi alla Scuola Nazionale di Belle Arti, dove apprende gli insegnamenti degli scultori Gabriel-Jules Thomas (1824-1905) e Jean-Antoine Injalbert (1845-1933). Vive per molti anni in miseria cimentandosi in diverse occupazioni. Frequenta gli ambienti parigini conoscendo così Picasso, Matisse, Modigliani e non rimanendo influenzato dal loro stile. Tra il 1906 e il 1907, si trasferisce in Boulevard Saint-Germain lavorando alla realizzazione di motivi decorativi per edifici e negozi.

Dal 1909 affronta un periodo di creatività fertile. Espone al Salon des Artistes Française e riceve il riconoscimento sperato, con un’opera omaggio ad Andrea Cefaly e alla sua Calabria. Nella Gioventù, giornale locale, viene descritto come valoroso giovane scultore. Nel 1911 si trasferisce a Rue Notre-Dame-des-Champs al numero 28 e lavora per commissioni di tipo religioso.

Nel 1914 entra in contatto con l’alta borghesia parigina. Si trasferisce nuovamente, questa volta in Rue Belloni al numero 7 e conosce l’ex Regina di Napoli, Marie-Sofia, la quale gli commissiona, su incarico dello Zar di Russia e di sua moglie, alcune statue in argento raffiguranti i ballerini dei famosi Ballets Russes di Serge Diaghilev. Rimarrà di questo lavoro, il ritratto alla danzatrice Tamara Karsavina.











Allo scoppio della I Guerra Mondiale, parte per Londra dove nel 1915 è immediatamente ricoverato al Middlesex Hospital per una lancinante ulcera gastrica. In mancanza di mezzi finanziari, è costretto a rientrare a Parigi l’11 dicembre. Lavora all’Illustration come corrispondente di guerra. Nel 1917 dopo un viaggio a Trouville si trasferisce in Rue Trudaine al numero 17.

Dopo la Guerra espone presso la Galleria Marigny nel 1919. Nel mese di luglio 1920, è la volta degli Stati Uniti. Con l’amico e “segretario” George Sisson, americano conosciuto a Mentone, Francis diverrà cercatore d’oro in Alaska. L’impresa si rivelerà un fallimento. Francis tornerà in Europa e nuovamente a Londra, dove aprirà uno studio per la ritrattistica di persone influenti nella borghesia londinese. In occasione dell’esposizione alla Galleria d’Arte End verranno mostrati 34 busti in bronzo.

Nel 1923 rimane colpito dalla ceramica per la quale sviluppa una passione. Si unisce al Tanagra Fabbrica ma la cattiva gestione porterà due anni dopo l’azienda a fallire. Per far fronte alle spese investite, Francis sarà costretto a rivendere il terreno acquistato con i guadagni delle mostre londinese. Nuovamente sul lastrico, ottiene però un riconoscimento da Paul Reboux che gli firma un articolo il 28 novembre 1925. Il 26 ottobre 1927, è intervistato da Milly Cardona per la Gazzetta del Popolo.

Partecipa al concorso per un monumento al Generale Maceo Grajales, su richiesta di Céspedes ministro di Cuba a Parigi nel 1927. Esegue lo stesso anno il monumento a Eugène Cornuché, creatore del Padiglione Beach, giardini fioriti di Deauville. Nominato Cavaliere della Legion d'Onore, firma un contratto con Goldscheider (nota industria di porcellane deco), per la riproduzione di sculture di animali esotici. Conclude un paio di statue equestri, tra cui “dopo la gara”.

Il 20 gennaio 1928, nonostante le sofferenze che sopporta la sua ulcera, partecipa alla festa in onore di Georges Bernheim. Nel mese di marzo si reca a Monte Carlo, ma ancora sofferente, decide di andare in Italia per consultare il professor Murri e per conferma la necessità di portare a termine l'operazione che si sarebbe svolta il 20 giugno. Questa sarà condotta dal suo amico Victor Pauchet. Inizia il periodo di convalescenza in Gran Bretagna, dove si dedicherà assiduamente alla pittura.

Nel 1929, si stabilisce nel suo studio di rue Laffitte, dove si dedica alla scultura di alcuni gruppi di animali di piccola taglia.

Nel gennaio del 1932, si trasferisce a Londra con Emilia Cardona, vedova di Giovanni Boldini, con cui si sposa il 4 Febbraio 1932. Il 6 febbraio, la coppia viaggia tra Parigi e l'Italia. Qui vengono ricevuti al Circolo degli Artisti di Genova per poi recarsi a Venezia all'apertura della Biennale. Ai primi di maggio la coppia si trova a Roma dove La Monaca apre per un breve periodo, uno studio in via Sallustio. L'anno successivo incontra André Breton.

Morirà nella notte tra il 4 e il 5 febbraio 1935, prima del ritratto che avrebbe dovuto eseguire al presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt.